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Trasparenza, compattezza e omogeneità strutturale, totale
inerzia chimica e biologica, impermeabilità ai liquidi, ai gas,
ai vapori e ai microrganismi, inalterabilità nel tempo,
sterilizzabilità e perfetta compatibilità ecologica grazie alla
possibilità di riciclo per un numero infinito di volte. Queste
le eccezionali caratteristiche intrinseche del vetro,
interamente costituito da sostanze naturali.
Il vetro è un materiale ottenuto per fusione ad alta temperatura
da una miscela di silice, soda, carbonato di calcio e solfato
sodico.
La tecnica di produzione, attualmente utilizzata per la
fabbricazione di vetro piano, è stata messa a punto negli anni
sessanta, consiste nel far galleggiare (per differenza di peso
specifico come ad esempio l’acqua e l’olio) il vetro fuso
proveniente dal forno fusorio su un bagno di stagno liquido. Il
prodotto così ottenuto ha le due facce parallele e permette una
perfetta visibilità (trasparenza) senza ulteriori lavorazioni.
Il vetro può subire delle trasformazioni che gli conferiscono le
prestazioni termiche, estetiche, meccaniche, ecc. volute.
Tra queste possiamo ricordare:
- la modifica della composizione, per la produzione di vetri
colorati, di vetri speciali, vetroceramici, ecc.
- l’associazione con altri materiali, che permette la
realizazione di prodotti compositi quali: vetro e
polivinilbutirrale o PVB (sicurezza), vetro e resina (isolamento
acustico), vetro e gel (antifuoco).
- La trasformazione della superficie, attraverso rulli
(all’uscita del forno) che gli conferiscono il disegno
desiderato o la satinatura (decorazione).
- Il deposito superficiale di strati sottili per la
fabbricazione di specchi, di vetri smaltati, di vetri a
controllo solare o di vetri che permettono il risparmio
energetico.
- L’indurimento meccanico attraverso la tempera termica o
chimica per la produzione di vetri di sicurezza.
 
Densità: il vetro ha densità pari a 2,5, che corrisponde, nel
caso dei vetri piani, ad una massa di 2,5 Kg per ogni m² e per
ogni mm di spessore.
Resistenza alla compressione: il vetro offre un’elevatissima
resistenza alla compressione (1.000 N/mm² = 1.000 MPa). Ciò vuol
dire che, per rompere un cubo di vetro di 1 cm di lato, occorre
un carico dell’ordine di 10 tonnellate.
Resistenza alla flessione: un vetro sollecitato a flessione
presenta una faccia in compressione ed una in trazione. Il
valore di resistenza alla rottura di un vetro flesso è
dell’ordine di: 40 MPa (N/mm²) per vetri levigati ricotti e da
120 a 200 MPa (N/mm²) per vetri temperati (variabile secondo lo
spessore, la molatura dei bordi e il tipo di lavorazione).
Elasticità: il vetro è un materiale estremamente elastico, che
non presenta mai deformazioni permanenti. Esso presenta tuttavia
caratteristiche di fragilità ovvero, quando è sottoposto a un
carico crescente a flessione, si rompe senza alcun segno di
preavviso.

Dilatazione lineare: la dilatazione lineare è espressa da un
coefficiente che misura l’allungamento dell’unità di lunghezza
per una variazione di temperatura pari a 1°C. Il coefficiente si
riferisce generalmente ad un intervallo di temperature compreso
tra 20 e 300°C. Il coefficiente di dilatazione lineare del vetro
è pari a 9 x 10-6.
Sollecitazioni di origine termica: data la scarsa conduttività
termica del vetro, il riscaldamento o il raffreddamento parziale
di una vetrata determina in questa delle sollecitazioni che
possono provocare rotture cosiddette termiche. L’esempio più
comune di rischio di rottura termica è quello rappresentato dai
bordi coperti di un vetro ad elevato assorbimento energetico,
che in presenza di forte irraggiamento solare si riscalderanno
più lentamente della superficie esposta. Nei casi in cui le
condizioni di utilizzo o di posa in opera rischiano di
determinare in un vetro considerevoli differenze di temperatura,
sarà necessario adottare delle precauzioni in fase di posa o di
lavorazione. Con un trattamento termico complementare, come la
tempra, si consente al vetro di sopportare delle differenze di
temperatura sino ai 200°C. |
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